PREMESSA

Le mafie sono diventate sempre di più un fenomeno economico capace di confrontarsi con lo scenario globale, piuttosto che un mero fenomeno criminale. Il processo di infiltrazione e radicamento dal sud al nord Italia, dall’Italia all’Europa, dall’Europa al resto del mondo, dimostrano la capacità pervasiva delle mafie nei mercati in espansione nei settori della vecchia e nuova economia.
Le agromafie, cioè il complesso delle attività mafiose che sono presenti nell’intera filiera agroalimentare, dalla produzione al trasporto alla trasformazione e alla commercializzazione dei prodotti alimentari, nelle quali si verifica l’inaccettabile fenomeno del caporalato, si inseriscono in questo contesto. Dai campi alla tavola le agromafie – sottolinea la Coldiretti – fatturano in Italia un importo di 15,4 miliardi in crescita del 10 per cento in un anno perché si tratta di attività appetibili
anche in tempi di crisi perché del cibo si ha comunque bisogno e perché consentono di infiltrarsi nel cuore della società.
Per questo occorre studiare e comprendere le condizioni che favoriscono lo sviluppo del fenomeno mafioso: cioè quando si parla di infiltrazione mafiosa occorre studiare e comprendere i meccanismi che rendono un tessuto socio-economico permeabile a tale infiltrazione, come quando si parla di radicamento mafioso occorre analizzare e comprendere i meccanismi che rendono un tessuto socioeconomico terreno fertile a tale radicamento.

FILIERA SPORCA

Filiera sporca (http://www.filierasporca.org/) è insieme un rapporto e una campagna.
Il rapporto “Filiera sporca” si propone di ricostruire un sistema di produzione che in tutta l’Europa del Sud ha le stesse caratteristiche e che si nutre dello sfruttamento scaricando costi e disagi sul soggetto più debole, i braccianti, in gran parte migranti di origine magrebina o dell’Est Europa. Prendere in esame un’intera filiera permette di mostrare il sistema, svelarne cause e meccanismi, individuare le responsabilità delle multinazionali, della grande distribuzione, dei commercianti, dei
produttori, dei trasportatori, delle agenzie internazionali di lavoro interinale.
Si è scelto di fare una ricerca sulla filiera delle arance perché, tra le diverse filiere sporche, è un esempio importante che tiene insieme tante, troppe, contraddizioni. Una filiera parcellizzata fatta di innumerevoli passaggi, quasi mai trasparenti, in cui convivono il bracciante agricolo sfruttato e la multinazionale, la grande distribuzione e la criminalità organizzata. Una filiera basata sul trasporto su gomma e su un modello produttivo che è spesso dipendente dalla chimica.

La campagna “Filiera sporca”consiste oltre che nella diffusione del rapporto, anche nella proposta di interventi legislativi che intervengono sui meccanismi della filiera agroalimentare.
• L’obbligo di tracciabilità dei fornitori e trasparenza, rendendo pubblico e consultabile l’elenco dei fornitori delle aziende della filiera.
• L’adozione di una etichetta narrante che accompagni il consumatore verso una scelta consapevole sull’origine del prodotto ma anche sui singoli fornitori (quali fornitori, quanti passaggi lungo la filiera).
• L’adozione di misure legislative che prevedano la responsabilità solidale delle aziende committenti.

L’Associazione di promozione sociale Legalità Bene Comune ha promosso un’iniziativa pubblica per il giorno di sabato 7 maggio 2016 nel Salone comunale di Forlì alle ore 9,30 per la presentazione del Rapporto Filiera Sporca, stilato da alcune associazioni sulla filiera delle arance, ma dal quale sono scaturite tre proposte che possono essere estese a tutta la filiera agroalimentare.

L’iniziativa, alla quale hanno aderito il Coordinamento Libera FC e l’Osservatorio per la Legalità di Forlì.è patrocinata dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Forlì e rientra nel Mese della legalità “Coltiviamo la legalità” edizione 2016, si propone di impostare un ragionamento sui meccanismi e sulle strutture del tessuto socio-economico del nostro territorio, che consentono alle mafie di attuare la loro politica di infiltrazione e radicamento.
L’iniziativa ha quindi l’obiettivo di riunire i protagonisti della filiera, dalla produzione agricola alla distribuzione e infine ai cittadini consumatori, per confrontarsi con queste proposte, e in generale con i risultati e i limiti di quanto si è fatto finora per correggere le distorsioni del sistema agroalimentare.
L’iniziativa, introdotta da Raoul Mosconi Assessore per la legalità Comune di Forlì, è presieduta dal prof. Rizza dell’Osservatorio Legalità, con Fabio Ciconte come Relatore e con alcune testimonianze ( Cristina Falaschi, Gianluca Bagnara e Davide Balzani). A seguire il dibattito, a cui sono stati le Associazioni Produttori Agricoli, Rappresentanze Sindacali Lavoratori Agricoli, Associazioni Grande Distribuzione, Associazioni Consumatori, Associazioni di cittadinanza attiva.

Per finire le conclusioni affidate a Gian Guido Nobili, Valtiero Mazzotti e Davide Drei.

Il servizio del TGR Emilia Romagna del 7 maggio 2016

Video integrale

Galleria fotografica

Share This