Re Nero, pesano sulla condanna i casi di raccolta abusiva in Italia

Antonio Fabbri

Sulla pubblicazione delle motivazioni della sentenza Re Nero che ha visto in primo grado una condanna  a 8 anni e 10 mesi degli ex vertici di Asset, interviene l’ex presidente Stefano Ercolani: “In riferimento al servizio di San Marino Rtv trasmesso nel Tg delle 19.30 del 2 agosto in merito alle motivazioni della sentenza del Tribunale di Forlì vorrei pubblicamente ringraziare la nostra Tv di Stato in quanto mi dà l’opportunità di entrare nel merito della famosa vicenda Re Nero

Il servizio sottolinea correttamente che la condanna di 8 anni e 10 mesi è dovuta principalmente ad un versamento di 200.000 euro fatto in Asset da un cliente di Forlì, con esclusione della associazione a delinquere. Il progetto criminale, prospettato dal Tribunale italiano, è rappresentato da versamenti degli italiani a San Marino, per l’Italia fiscalmente non dichiarati. Il progetto criminale è stato quello di ricevere soldi dagli Italiani. Perché nelle 644 pagine delle motivazioni del tribunale emerge principalmente questo. Ma mi chiedo, i 5 miliardi di Euro rimpatriati da San Marino in Italia e depositati negli anni passati presso tutte le banche sammarinesi e rimpatriati con i vari scudi fiscali e voluntary disclosure che cosa rappresentano? Forse dovevamo esserci tutti a Forlì sul banco degli accusati. Tutti i Direttori e Presidenti delle banche sammarinesi degli ultimi 30 anni. La vicenda Asset è stata vissuta malissimo dai miei ex colleghi, consapevoli del rischio potenziale connesso alla medesima attività della clientela italiana presso le loro banche. Questa è la verità. E questo Governo e tutti i governi precedenti lo sanno e lo sapevano. A proposito, se ricordo bene ad ottobre sarà sotto processo a Forlì per riciclaggio la Banca di Stato: Cassa di Risparmio. O Cassa è diversa? È sicuramente un riciclaggio diverso… Affronterò da solo, o meglio assieme all’ex Direttore Generale di Asset Barbara Tabarrini, un appello sgonfiato dalle tante accuse decadute in primo grado con la certezza di essere assolto con formula piena da questo reato sistemico. Ho scritto tempo fa: caro governo o maggioranza non abbandonate chi ha sempre lavorato rispettando le normative sammarinesi, e nel caso Asset vi consiglio di leggere la sentenza del Giudice Brunelli in occasione della rogatoria richiesta da Forlì e respinta dal nostro Magistrato. Leggetela, è molto completa ed interessante. Ne parlai in occasione del caso Tonnini: non isolate chi è colpito da giurisdizioni esterne perché quando non si difendono i propri cittadini è la fine di un Paese”. Fin qui il commento di Stefano Ercolani alla sentenza che, assieme ad altri, lo riguarda.

Va tuttavia specificato che la sentenza non afferma genericamente che Asset e i suoi vertici siano stati condannati per il progetto criminale di raccogliere soldi degli italiani sul Titano, di conseguenza con ciò “invocando” la chiamata in causa di tutte le banche di San Marino e dello stesso sistema sammarinese che, visti i 5 miliardi e più scudati, di soldi degli italiani in pancia ne aveva parecchi. Si legge: “La banca Asset quindi riceve denari tramite i collettori sul territorio italiano, come è prassi consolidata rientrante negli obiettivi del gruppo criminale”. E’ l’esercizio abusivo in territorio italiano il problema. La sentenza del Collegio presieduto dal giudice De Paoli è infatti chiara nell’affermare che le condotte, per le quali è stata pronunciata condanna, sono tutte quelle, numerose, nelle quali Asset per mezzo dei suoi funzionari e dipendenti poneva in essere un sistematico esercizio abusivo dell’attività bancaria direttamente in territorio italiano, attuando attività di raccolta oltre confine senza avere l’autorizzazione di Banca d’Italia. Tanto è vero che per gli episodi nei quali manca la piena prova della raccolta effettuata da parte dei “collettori” di Asset in territorio italiano, il Collegio ha pronunciato l’assoluzione.

L’autorizzazione di Bankitalia E’ proprio nell’autorizzazione o meno da parte di Via Nazionale che probabilmente il caso di Asset Banca si differenzia sotanzialmente da quello di Cassa di Risparmio, al quale l’ex presidente assimilerebbe la sua vicenda. La differenza sta nel fatto che nella attività di Delta Fantini aveva ottenuto l’autorizzazione di Banca d’Italia. Si ricorda, tra le altre, la famosa autorizzazione datata 13 agosto 2007 firmata da Fabrizio Saccomanni  comunicata agli interessati il 17 agosto successivo, che sanciva l’iscrizione di Delta nell’albo dei gruppi bancari italiani. Quindi, nel caso di Cassa-Delta le magagne, magari, sono altre, ma le autorizzazioni c’erano. Nel caso di Asset, secondo quanto contestato e riportato nella sentenza pubblicata, no. E’ emblematico di questo, e viene esplicitamente citato in sentenza assieme ad altri casi, il famoso episodio del dipendente di Asset pedinato e fermato dalla squadra mobile dopo aver raccolto denaro direttamente in Italia da una cliente. Dipendente che disse agli agenti, in accordo con gli ex vertici della banca, che quei soldi, oltre 30mila euro, erano della moglie “dimenticati” da un’amica.

Il caso di riciclaggio Oltre ai casi di esercizio abusivo della attività bancaria in Italia, a contribuire ad una condanna così pesante a 8 anni e 10 mesi per gli ex vertici Asset, è stato un caso di riciclaggio rimasto in piedi. Mentre negli altri capi contestati il Collegio non ha ritenuto sufficientemente provato il reato presupposto, cioè la provenienza da illecito dei denari, nel caso di Gianfranco Cappelli, quello dei soldi denominati “pere” nelle intercettazioni, i denari sono stati riconosciuti dai giudici sicura provenienza illecita e, a fronte del deposito di 200mila euro in Asset, era seguita l’erogazione di un affidamento da un milione in Bcr a favore della Tubozeta di Cappelli.

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